Tagli all’editoria, passo indietro a sorpresa del governo. Ma Crimi assicura: “Ci sarà”

by on

Dopo mesi in cui si è parlato di tagli all’editoria, così come il programma del Movimento 5 Stelle aveva da sempre previsto, nelle ultime ore è arrivato un clamoroso stop: l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria non verrà più mandato in porto, o almeno questo sembra essere l’obiettivo visto che l’emendamento che di fatto puntava all’abolizione, presentato dal deputato pentastellato Adriano Varrica, è stato ritirato in Commissione Bilancio.

Ciò significa che i fondi destinati ad Avvenire (5,9 milioni di euro), Italia Oggi (4,8 milioni), Libero quotidiano (3,7 milioni), Il Manifesto (3 milioni) e Il Foglio (800mila euro) rimarranno inalterati, così come non verranno messi in discussione i finanziamenti a favore dei settimanali cattolici e delle testate riconducibili alle minoranze linguistiche. Salvi anche i contributi erogati alle radio private come Radio Radicale, istituiti da una legge del 1990. L’emendamento dei Cinquestelle puntava ad abolire il finanziamento pubblico all’editoria a decorrere dal 2020 e, già dal 2019, puntava a modificare i criteri di attribuzione e l’entità dei contributi. Ma la Commissione Bilancio ha deciso di fare un passo indietro e di salvare, almeno per ora, il cosiddetto fondo per il pluralismo (oggi a quota 179 milioni di euro).

Soddisfatto il Partito Democratico che si era sempre opposto al blocco degli stanziamenti. Fiera in particolar modo la governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, poiché con il passo indietro fatto in Commissione Bilancio si salvano i fondi destinati al quotidiano in lingua slovena Primorski devnik. La senatrice Pd Tatjana Rojc, esponente di spicco della minoranza slovena, ha detto di essere “riconoscente al presidente Mattarella che ha svolto un ruolo di sentinella della Costituzione“.

Ma a cosa dobbiamo questo clamoroso dietrofront? Dopotutto l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria è un cavallo di battaglia storico del M5S, ed ora che Vito Crimi aveva conquistato la poltrona di sottosegretario all’editoria, i giochi sembravano essere fatti. Voci di corridoio affermano che a mettersi di traverso contro questa misura sarebbero stati gli alleati leghisti, anche se c’è chi, come Varrica, tende a tenersi sul generico affermando che è in corso “un approfondimento tra le diverse forze politiche”. Claudio Borghi, presidente leghista della Commissione Bilancio, non ha comunque escluso che l’emendamento non possa ripresentarsi al Senato, dove però la maggioranza vanta numeri più deboli rispetto a quelli della Camera. Nel frattempo tutto è in stand-by.

“L’emendamento che porta il nome di Varrica è stato ritirato perché sarà ripresentato in Senato”, spiega Crimi. “Occorre che sul tema vi sia un ulteriore approfondimento, nonché una rimodulazione della progressività delle riduzioni e degli interventi per il settore delle edicole. Il taglio dei contributi diretti lo porteremo a casa, non c’è nessun passo indietro da parte nostra, ma lo vogliamo fare con attenzione e soprattutto in maniera corretta”.

In parole povere la maggioranza sta prendendo tempo per cercare di capire come fare in modo che il taglio dei contributi all’editoria non abbia conseguenze negative sulle edicole, pertanto in parallelo all’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria si pensa ad un nuovo modello di sostegno al settore delle edicole.

Written by:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi