Lettura, Italia sempre più indietro tra amare riflessioni e stimoli di ripresa

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Anno dopo anno le statistiche non fanno che confermare un dato che a questo punto può esser considerato un vero e proprio “dato di fatto”, e cioè che in Italia il numero di lettori è in costante diminuzione. Colpa delle tecnologie che ci distraggono? Colpa della crisi economica che non ci permette neanche più di farci spendere 10 o 15 euro per un libro? O colpa forse di un cambiamento molto più profondo?

Non si sa ancora di preciso, ma quel che si sa per certo è che l’Italia non va molto d’accordo con i libri: l’ultima indagine Istat ci dice che 6 italiani su 10 non hanno letto neppure un libro nel corso del 2016.

Tra i primi ad interpretare questi numeri è stato l’intellettuale Erri De Luca, che di libri ne ha scritti e venduti molti. Su Twitter, De Luca si è quindi lanciato in un consiglio ironico ma al tempo stesso (seriamente) amareggiato: “In Italia – ha scritto – diminuiscono i lettori di libri. Aspiranti scrittori: cambiate aspirazione, l’acqua è poca e la papera…”.

I numeri

Tornando ai dati Istat risulta che in Italia circa 23 milioni di persone dichiara di aver letto almeno un libro nell’ultimo anno, e di averlo fatto per ragioni che nulla hanno a che fare con la scuola o il lavoro. In sostanza il 40.5% della popolazione ha letto almeno un libro per piacere o per curiosità, mentre questa fetta di italiani-lettori, nel 2015, ammontava al 42%. Le più accanite di lettura sono le donne (47.1% contro il 33.5% degli uomini), ma anche i giovani di età compresa tra gli 11 e i 14 anni lasciano ben sperare: tra loro il 51.1% è lettore.

Spostando l’analisi sul lato editori, il settore, oggi, appare prevalentemente composto da operatori di piccole e piccolissime dimensioni. Nel 2016, infatti, l’86% degli editori attivi è stato rappresentato proprio da quelle case editrici che non pubblicano più di 50 titoli all’anno, e di questi il 54.8% non pubblica più di 10 titoli all’anno, mentre il rimanente 31.6% è dato da editori che pubblicano tra le 11 e le 50 opere all’anno.

I grandi editori, vale a dire quelli che portano in libreria più di 50 opere annue, rappresentano il 13.6% degli operatori attivi, ma pur essendo assolutamente minoritari in termini di rappresentanza sono quelli che si accaparrano comunque la più ampia fetta di mercato: i grandi editori infatti coprono il 76.1% della produzione di titoli e rappresentano l’86% circa della tiratura.

In termini geografici, invece, più della metà degli editori attivi si trova nel Nord Italia, con Milano che si conferma città leader (essendo peraltro sede di più di un quarto dei grandi marchi dell’editoria).

In tutta questa negatività riesce comunque a penetrare uno spiraglio di positività, perché fino a prova contraria l’editoria sta conoscendo un lieve segnale di ripresa dal punto di vista della produzione, con un incremento dei titoli pubblicati pari al 3.7% rispetto all’anno precedente. Ovviamente però per far sì che la crescente produzione sia accompagnata da una crescita altrettanto sostenuta dei lettori occorre investire in formazione e in stimoli alla partecipazione culturale.

Non a caso risulta che i più strenui lettori sono proprio quelli che si dedicano anche ad altre forme di partecipazione culturale: il 68.9% dei lettori, per esempio, è anche un frequentatore dei cinema, e il 34.7% lo è anche dei teatri. Pure la frequentazione di musei o mostre è appannaggio soprattutto di chi legge: i lettori che si dedicano a queste forme di cultura sono il 54.1%.

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