Le radio nell’era di Internet: il loro è ancora un ruolo centrale

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Secondo un rapporto Ericsson, un quarto degli utenti americani e inglesi afferma di aver abboccato ad una fake news letta sui social network e di averne compreso il senso solo in un secondo momento. Il dato dimostra quanto sia diffusa la scarsa capacità di informarsi della gente e come vi sia una sostanziale assenza di spirito critico in ampie fette della popolazione, ma dimostra anche come la fiducia nei confronti di Facebook, per esempio, stia venendo sempre meno. E il motivo è chiaro: perché Facebook, così come altri social, è diventato veicolo non di informazione e pluralismo, ma mezzo prediletto tramite cui diffondere notizie spazzatura.

L’Edelman Trust Barometer parla chiaro in questo senso e anche il Censis, nel caso specifico dell’Italia, dà man forte ai dati che provengono dall’estero: anche nel Belpaese si sta assistendo a una preponderante diffusione delle fake news e di conseguenza ad una perdita di autorevolezza di Facebook, che per esempio, nell’ultimo anno, ha perso il 10% in termini di fiducia.

Per ovvie ragioni questo è più che mai il momento in cui gli editori possono e devono recuperare la loro centralità lavorando sulla qualità dei contenuti, certo, ma anche su una loro maggiore presenza all’interno delle piattaforme online. Perché quanto più gli editori “seri” si danno da fare su questo fronte, tanto più c’è la possibilità di edificare un argine al fenomeno fake news, che fino a prova contraria appare sempre più fuori controllo.

In tutto ciò la radio assume un ruolo fondamentale, perché oggi come ieri costituisce il megafono per eccellenza che dà modo alla gente comune di esprimersi e di interloquire con chi le notizie le diffonde e con chi, di quelle notizie, ne è magari il protagonista (come un politico, per esempio).  La radio informa e apre al dibattito, e proprio per questo può essere vista come un social network se vogliamo in una declinazione più… tradizionale. Dopotutto bisogna considerare il fatto che la radio, nonostante Internet e tutto ciò che gli ruota attorno, è ancora oggi il principale luogo in cui ci si informa, usato non a caso dal 68,7% degli italiani.

In quella che è a tutti gli effetti un’era di cambiamenti e di sfide, la radio, per rafforzare ulteriormente il suo ruolo nell’ambito dell’informazione, deve poter monetizzare al meglio i contenuti attraverso i diversi modelli di business.

Per esempio può vendere contenuti audio/video ad altre testate editoriali o ad aziende interessate al branded content, oppure può vendere direttamente agli utenti dei contenuti on demand, magari sfruttando i podcast. Le radio hanno anche la possibilità di vendere spazi pubblicitari su siti internet e applicazioni attraverso un intervento diretto o mediante degli intermediari (le cosiddette concessionarie di pubblicità), e sempre sfruttando il web può valorizzare il traffico sia da Pc che da mobile attraverso la pubblicità regolata da modelli di compenso a CPM e gestita da operatori importanti, uno dei quali è lo stesso Google.

E per finire, anche i social network vanno sfruttati al massimo: valorizzando i canali Facebook, Instagram e Twitter, le emittenti radiofoniche possono aumentare la quantità di utenti raggiunti e fidelizzare quelli già raggiunti, e rendersi così ancora più appetibili nell’ottica di investimenti pubblicitari da parte di terzi.

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