Società

Secondo un rapporto Ericsson, un quarto degli utenti americani e inglesi afferma di aver abboccato ad una fake news letta sui social network e di averne compreso il senso solo in un secondo momento. Il dato dimostra quanto sia diffusa la scarsa capacità di informarsi della gente e come vi sia una sostanziale assenza di spirito critico in ampie fette della popolazione, ma dimostra anche come la fiducia nei confronti di Facebook, per esempio, stia venendo sempre meno. E il motivo è chiaro: perché Facebook, così come altri social, è diventato veicolo non di informazione e pluralismo, ma mezzo prediletto tramite cui diffondere notizie spazzatura.

Dopo mesi in cui si è parlato di tagli all’editoria, così come il programma del Movimento 5 Stelle aveva da sempre previsto, nelle ultime ore è arrivato un clamoroso stop: l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria non verrà più mandato in porto, o almeno questo sembra essere l’obiettivo visto che l’emendamento che di fatto puntava all’abolizione, presentato dal deputato pentastellato Adriano Varrica, è stato ritirato in Commissione Bilancio.

Gli italiani, nonostante tutto, continuano a spendere soldi per la cultura: nel 2017, la spesa delle famiglie per prodotti o servizi inerenti il mondo culturale è aumentata del 2,6% rispetto all’anno precedente, portandosi a quota 71,4 miliardi di euro. Nello specifico, 31 miliardi di euro sono stati spesi tra teatri, cinema, musei e concerti (+3,1% rispetto all’anno precedente). Si tratta di un dato assolutamente incoraggiante, portato alla luce in questi ultimi giorni da un rapporto di Federculture “Impresa Cultura”.

“Per il settore dell’editoria, l’economia digitale, in questo momento, rappresenta unicamente un portatore di recessione”. Queste le dure parole pronunciate da Marina Macelloni, presidente Inpgi, nel corso del Festival del lavoro 2018 di Milano, organizzato dal Consiglio nazionale e dalla Fondazione studi consulenti del lavoro. E alla sua considerazione ha aggiunto: “Il processo di trasformazione è soltanto in uno stadio iniziale: ha bisogno di tempi lunghi per poter essere rielaborato”.

Anno dopo anno le statistiche non fanno che confermare un dato che a questo punto può esser considerato un vero e proprio “dato di fatto”, e cioè che in Italia il numero di lettori è in costante diminuzione. Colpa delle tecnologie che ci distraggono? Colpa della crisi economica che non ci permette neanche più di farci spendere 10 o 15 euro per un libro? O colpa forse di un cambiamento molto più profondo?

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